Diritti e Doveri

Campane ed economia

Certo, una cosa più vale e più costa, e specialmente le campane richiedono un'infinità di lavorazioni. Abbiamo visto già come il fonditore non sia un semplice mestiere, ma un insieme di mestieri. E la complessità della lavorazione la dice lunga a riguardo. Costruire una singola campana o un concerto di più, comunque, costituisce sempre una spesa abbastanza consistente, ovviamente rapportata al numero delle campane e al loro peso; anche la collocazione e le proprietà della cella campanaria non vanno sottovalutate. Ma il problema non sta nelle fonderie che non vengono incontro ai parroci, ma soprattutto nelle tasche stesse dei parroci che, vuoi per la parrocchia piccola, vuoi per i parrocchiani pigri, vuoi per le spese che sono sempre di più, non sono mai tanto piene. Sarebbe interessante per un eventuale studio di economia e commercio valutare tutte le statistiche e le situazioni sul mercato produzione campanaria. Ma possiamo con piacere notare che degli ottimi risultati non mancano neanche in questo primo scorcio di terzo millennio: Lichen (Polonia), Limatola (Bn), San Giovanni Rotondo (Fg), Pescara, Roma, Vairano (Ce), Colle Don Bosco (To)… sono tutti nomi dove si trovano parrocchie o santuari in cui recentemente sono stati istallati concerti di campane anche di notevole numero e dimensione.


Campane e sociologia

Le tecniche e le tradizioni sono rimaste quelle di sempre, ma è la mentalità delle persone che purtroppo è andata cambiando.
Special modo la vita cittadina non consente di fermarsi ad ascoltare o fare o apprezzare l'arte campanaria; chi invece ancora vive nei piccoli centri ha probabilità in più di ritorno ad essa, anche se queste sono sempre di più sporadiche. Risultato? La gente vive lontana, non conosce più l'arte campanaria, e non conoscendola non la può apprezzare, non ne può rimanere colpita, e anche i giovani e gli inesperti, potenziali "nuove reclute" delle associazioni campanarie, che sentendo il suono potrebbero essere incuriositi ad andare a dare una sbirciata sul campanile, dalla quale potrebbe nascere una passione per tutta la vita, non ce ne saranno più! Chi frequenta spesso i suonatori di campane italiani ancora operanti, sovente si ritroverà a condividere con loro l'ansia e l'amarezza di una situazione critica propria di questo periodo. Non sempre è data loro la gioia di esultare nel librare per il cielo libero i rintocchi armoniosi accompagnati dal loro caratteristico movimento delle braccia e del corpo; vuoi perché i parroci non li chiamano più, vuoi perché non hanno più i posti dove esercitarsi liberamente, vuoi per la barbarie distruttiva di una elettrificazione che non da più spazio all'azionamento manuale. Chissà perché poi, si sente sempre parlare in relazione a questo di rumore, rumore, rumore... e mai di gioia, armonia, festa, danza ed esultanza! Forse perché il nostro cuore non sa più trovare posto per loro nelle cose semplici e naturali. Molti giovani, in balia del bombardamento televisivo fatto di immagini e messaggi subliminali, hanno tolto dal loro cuore il naturale, il sano, il bello per rimpinzarsi di effimero, di forzato, di violento… ma esistono ancora giovani che si alzano presto la domenica mattina per suonare le campane, e squadre che dedicano qualche ora a settimana per esercitarsi nei campanili della loro parrocchie. E quando li si vede all'opera, anche il più profano è pronto ad esclamare: "che arte"! Ci sono anche dei campanari che hanno fatto lo sforzo di allestire delle autentiche e proprie "palestre" con concerti in aree di campagna o isolate dove potersi esercitare. Quelli più ingegnosi si mettono in società e acquistano un camion sul quale si costruisce un'incastellatura con un certo numero di campane. E così le campane corrono il rischio di non rimanere più patrimonio ecclesiastico. Se alcune squadre campanarie vanno sempre più a morire, dobbiamo anche constatare la nascita di altrettante, piene di entusiasmo e di leve giovani, che traducono in vissuto la cultura e la tradizione della loro terra. Grazie allo associazionismo e alla comunicazione che oggi vanno molto di moda.


Inquinamento acustico?

Il suono delle campane, sempre venerato e ricercato da infinite generazioni, ha trovato i primi ostacoli con l'urbanizzazione e la secolarizzazione in genere. Come le campane hanno risentito di questo problema, vediamo che anche la vita di Fede viene purtroppo sempre più eclissata dalla frenetica attività produttiva e dal guadagno. Se poi si condisce il tutto con ideologie atee e con l'avversità alla voce della Chiesa o peggio ancora al messaggio cristiano, senza dubbio le campane sono il peggior nemico non solo dei placidi e tranquilli sonni domenicali, ma anche e soprattutto della propria coscienza. Non si può fare di tutta l'erba un fascio, è vero… ma nota sempre di più come la società odierna sopporta rumori molesti di ogni genere e indole, ma non il suono delle campane. Il motivo allora non è tanto fisiologico ma psicologico, e riconduce a una sola spiegazione: non è il suono delle campane che dà fastidio, ma il messaggio che in esse è contenuto, il messaggio della Fede, la voce della Chiesa stessa. Fatte debite eccezioni, questa è anche l'unica, seppur inconscia, motivazione della stragrande maggioranza delle proteste per il suono delle campane. I casi da citare sarebbero a bizzeffe: più emblematica fra tutti è la scena pietosa di schizofrenia provata descritta dalla UAAR (Unione atei agnostici razionalisti…) che vantava come davanti a una cattedrale della Germania furono degli altoparlanti -modo molto intelligente di combattere l'inquinamento acustico… alla faccia del razionalismo- che dopo il suono delle campane proclamavano degli slogan sulla inesistenza di Dio.
Per ovviare comunque al diritto di suonare le campane della chiesa e al quieto vivere dei suoi nemici, sono così state emanate leggi che sanciscono il suono delle campane.

Esse possono essere di tipo

  • nazionale

    Noi in Italia abbiamo la "legge quadro dell'inqinamento acustico" pubblicata del 26 ottobre 1995 (n.447), che però non fa nessun riferimento alle campane; il commento dell'osservatorio giuridico della CEI n. 11 novembre 1995, ipotizzando che in sede legislativa, attuativa o interpretativa, anche il suono delle campane possa essere considerato fonte di inquinamento acustico, risponde che "dovrebbe essere garantito dal prevalente orientamento dottrinale e giurisprudenziale che considera il loro uso rituale una delle manifestazioni di culto pubblico, la cui libertà, riconosciuta espressamente alla Chiesa Cattolica dell'art. 1 del concordato Lateranense, è stata ribadita dall'art.2.1 della Accordo del 18 febbraio 1984 (L.n. 121 del 1985) e trova altresì garanzia negli artt. 10 e 12 della Costituzione". Troppo bello per essere vero, in un epoca in cui si cerca di fare tutto per mettere a tacere la Chiesa… ma non sarà di certo un'ordinanza a far tacere la Voce di Dio: Io ho sentito suonare le campane ai funerali di un certo magistrato che qualche anno prima le aveva messe a tacere! La cosa fa alquanto riflettere.
    A proposito dei diritti del suono delle campane, un valido contributo si può trovare in uno studio edito nel giugno del 1996 dall'encomiabile NOTIZIARIO trimestrale dell'ASSOCIAZIONE SUONATORI Dl CAMPANE A SISTEMA VERONESE, specifico non solo per chi vuole informarsi sulla vita interna dell'associazione ma su tutte le notizie di campane in genere. La suddetta nell'organizzare una storica gara effettuatasi proprio l'anno successivo ha avuto occasione di curare un'intera pagina del quotidiano Veronese "l'Arena" in data 11 aprile, dove si accennava ad alcune vicende di turisti che hanno cercato di inoltrare proteste ai parroci, ma già i titoli degli articoli -del tipo "ha vinto il parroco", "se vi disturbano dovete solo che rassegnarvi", etc.- hanno indicato la fine gloriosa di quelle storie, tutte vinte dalla "maggioranza", ovvero dalla popolazione e dai campanari che naturalmente si sono pronunciati a favore del suono sacro. Ricordiamocelo sempre: se qualcuno protesta per il suono dei bronzi sacri proviamo a fare una sottoscrizione e vedremo automaticamente che coloro che sono contrari saranno una scarseggiante minoranza.

  • diocesano (laddove la curia si sia espressa in merito).

    Tra le varie "autoregolamentazioni" che ogni diocesi ha la facoltà di darsi, citiamo per tutte quella di Udine dalla cui curia arcivescovile sono state date delle disposizioni molto meticolose e sentite che dovrebbero -si dice- "contribuire a formare una nuova sensibilità e dare un dovuto aggiornamento a quella bella e secolare tradizione che sono le campane, al fine di renderle una più compresa testimonianza di fede". A questa premessa si dispone che i suoni non abbiano ad esseri mai prima delle 7 e dopo le 22.

  • locale (a livello di comune)

    Ma in conseguenza a questo, il comune di Remanzacco -nel territorio diocesano di Udine- nella persona del sindaco Scarabelli, ha risposto con un'ordinanza (n.14/1996)che "ritenendo il suono delle campane una antichissima usanza...che nell'ambito del territorio comunale è richiesto se non da tutti dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ordina che siano mantenute le tradizioni locali permettendo l'impiego delle campane sia per l'Ave Maria mattutina delle 6.00, nonché per i rintocchi che scandiscono le ore durante tutto l'arco del giorno e della notte". Non servono ulteriori commenti ma noi con Sergio Di Giusto, che ha curato il tutto pubblicando un articolo sull'AMICO DEL CLERO (n.1/96), possiamo dire che "fa sempre piacere notare qualche piccolo segnale di buon senso e salvaguardia dell'identità socio-culturale delle tradizioni religiose dei nostri paesi"(p.279).
    In altri luoghi, invece si è arrivati anche ad alcuni referendum, e non bisogna dimenticare che anche quella parte di popolazione "non praticante" (alcune volte addirittura non credente) spesso gradisce il suono delle campane. Chi poi colloca la propria abitazione vicino al campanile di una chiesa dovrebbe capire che quelle campane suonano da molto tempo prima che si costruisse là vicino, e quindi non considerare subito l'ipotesi di protestare ma quella di rispettare, pur se occorresse progettare la costruzione di qualche metro più distante… come dall'altra parte: chi progetta nuove chiese e dispone dei campanili talmente bassi da arrivare ai piani dei palazzi antistanti, primo: soffoca il naturale diffondersi del suono in lontananza; secondo: procura guai, perché il sono sarà più molto più intenso nelle immediate vicinanze, sì da poter risultare troppo invadente.

Non c'è dubbio insomma! Se tutti i cittadini hanno il diritto di vivere nella quiete, tutti i parroci hanno il ditritto-dovere di comunicare con parrocchiani e cittadini, obbedienti alla parola del Salvatore e formati al suo divino insegnamento che dice di predicare il suo Nome -non solo a questo o a quello- ma a tutte le genti (Mt 28,19).
San Carlo Borromeo diede disposizioni su quando suonare le campane: fa riflettere che invece come nelle disposizioni della chiesa odierna si diano le disposizioni su quando non suonare la campane… questo la dice molto lunga sulla Chiesa e sui tempi di oggi.


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