Il Coro di Voci Angeliche

Queste campane sono l'omaggio che amici e parenti hanno voluto fare a don Francesco in occasione della sua ordinazione presbiterale
La Campana grande è dono della Fonderia Capanni di Reggio Emilia. Altre 7 campane sono state totalmente donate dai padrini e dalle madrine: in ordine per campana essi sono Maria Gesuina Sechi, Pietrina Sechi, Maria Iannacone, Dante e Lucia Mililli, Eleonora Granata. Ogni campana reca i loro nomi e quelli che i donatori vogliono ricordare. I distici e le iscrizioni sono stati ideati da don Francesco e tradotti in versi latini da Mons. Antonio Termite di San Vito dei Normanni (Brindisi) e dal Can. don Claudio Palumbo di Venafro.


CampanaNomeNotaPesoDiametro
CampananoGloriaFA#85 kg. c.a Ø 49 cm
Mezzagrande Maria AssuntaLAb60 kg. Ø 42 cm
3a CampanaMaria AntoniaSIb40 kg.Ø 37 cm
4a CampanaChiaraSI31 kg.Ø 35 cm
5a CampanaAgneseDO25 kg.Ø 34 cm
6a CampanaVeronicaREb20 kg.Ø 31 cm
7a CampanaPierpaolaMIb16 kg.Ø 28 cm
8a CampanaGiovannaFA13 kg.Ø 26 cm
9a CampanaFrancescaFA#11 kg.Ø 24 cm
10a CampanaMichelaLAb9 kg.Ø 23 cm
11a CampanaBonaventuraSIb8 kg.Ø 21 cm
12a CampanaColettaNota7 kg.Ø 19 cm

Ogni campana porta il nome del Santo (1a campana alla Santissima Trinità; 2a campana alla Madonna…) cui è dedicata e oltre all'immagine di questo Santo reca impresse: immagine di Angeli o gruppi di Angeli (da qui il nome del concerto); lo stemma ecclesiastico di don Francesco Ferro; il marchio della fonderia Capanni di Reggio Emilia; altri fregi ornamentali.


Il 27 aprile 2003, domenica in Albis, innanzi alle autorità civili, a diversi concelebranti e a numerosissimo popolo di Dio, è avvenuta la consacrazione delle Campane, nella Chiesa "SS.Annunziata" in Venafro, durante la Prima Solenne S. Messa di don Francesco.


L'incastellatura, i ceppi di legno, e tutti i meccanismi sono opera e dono dell' Ing. Giorgio Torelli e del presidente dell' UCM (Unione Campanari Modenesi) il Dott. Romano Barbolini, che hanno curato di persona la posa in opera. L'incastellatura con cui i dodici bronzi sono sospesi permette il suono a slancio, secondo la tecnica Modenese-Bolognese (raggiungono la posizione "a bicchiere" ruotando di 360°). Con un impianto meccanico collegato a una tastiera, invece, si può eseguire un vasto repertorio di scampanii e spettacolari carillons. L'incastellatoura è impiantata al piano terra di casa Ferro e costruita in base alle caratteristiche spazio-architettoniche della cella campanaria che la ospita. Le campane sono disposte partendo dalla più grande alla più piccola, e si piega in tre segmenti: il primo (a.), (muro destro dal portone) è delle tre campane maggiori; il secondo (b.) (frontale al portone) è delle tre campane medie; il terzo (c.) (muro sinistro dal portone) è delle sei campane più piccole. Per finire (all'ingresso del "grottino") c'è la tastiera (1). Sopra di essa vi sono i raccordi (o rinvii) (2) dove partono i cordini (3) che, aiutati da piccole carrucole o da passanti (4), saranno legati ai battagli delle campane e li faranno muovere nella direzione corretta. Il castello è stato ideato ed eseguito minuziosamente su misura per questa sala dall'Ing. Giorgio Torelli, presidente dell'Unione Campanari Reggiani e dal Dott. Romano Barbolini di Modena.

Le tre tecniche con cui suonano queste campane sono

  1. Modenese (o bolognese)
  2. Sopra la corona di ogni campana è stato ancorato il ceppo, che sorretto dai due perni di rotazione o cuscinetti, ruota innestato nella incastellatura di sostegno. In questo modo la campana sarà totalmente sbilanciata. Detto sistema è chiamato proprio a "slancio" o anche a "battaglio volante", in quanto questo va a colpire non il bordo inferiore della campana in movimento, ma quello superiore della bocca (fig.destra). Per azionare il bronzo ci si serve della carpa (3.) a cui è attaccata la fune (6.). In questo modo si suona o a distesa o a "doppio". Con il termine "doppio" si intende che un certo numero di campane vengono lanciate fino alla posizione "a bicchiere" (fig.sinistra). L'esecutore è a contatto diretto con la campana e facendola roteare a 360° otterrà un solo tocco… girando in sequenza ordinata ogni campana, che produce la sua nota, si producono delle melodie musicali ancora più caratterizzate dall'aria presa dal bronzo in movimento che stempera le vibrazioni.
    I cari amici dell'Unione Campanari Modenesi, che nel 2005 hanno curato l'incastellatura di queste campane, suonano per squadre con un minimo di 4 (Do, Re, Mi, Sol) ad un massimo di 6 campane (da Do a La). Con un braccio manovrano la corda e con l'altro il battaglio così che ogni campana dia il rintocco al momento giusto in sincronismo con le altre. Eseguono così dei brani trascritti per campane che sono difficili quanto meravigliosi, imparati a memoria e provati per anni e anni, che annualmente sono anche oggetto di gare e tornei a livello locale e regionale.
    Solo assistendo a uno di questi concerti si capirà la loro tecnica e il loro fascino, e ci si convincerà quanto suonare campane sia un arte ginnica, musicale e di abilità più difficili esistenti al mondo.

  3. Reggiano (o scampanio)
  4. I battagli delle campane ferme vengono avvicinati alla parete interna del vaso bronzeo ad un massimo di 8-9 cm tramite un cordino o una catenella fissata ad un punto fermo o a dei raccordi a L (fig. destra) a questi si attacca un altro cordino che, se tirato, accorcerà la distanza tra il battaglio e il punto fermo, permettendo alla campana di emettere un tocco. Si possono usare anche 8 campane, ma classicamente se ne usano da 4 a 6. Il suonatore è seduto e lega il cordino del DO al piede destro, quello del RE al piede sinistro; quello del MI viene impugnato con la sinistra, mentre il FA e il SOL pur avendo un cordino ciascuno vengono comandati dalla mano destra che ruotando a sinistra suonerà il FA, e ruotando a destra il SOL. Con il solo movimento di mani e di gambe si vengono a creare armoniose melodie che, accompagnate con i gesti corporali del campanaro, quasi danzante, suscitano sempre entusiasmo tra gli spettatori. Dove ci sono 6 campane, vengono impiegati anche i gomiti.

  5. A Tastiera (o "carillon")
  6. La più diffusa tecnica a campane ferme è il "corillon" o "organo di campane". Qui i battagli vengono collegati per mezzo di un cordino d'acciaio o piccoli passanti, a loro volta a contatto con i tasti della tastiera. (fig. destra) I tasti sono molto grandi e non si suona a modo di pianoforte con le sole dita, bensì si deve far forza su di essi a pugni chiusi, tenendo conto dell'intensità richiesta dai vari periodi musicali e della pesantezza dei battagli delle campane più grandi. In Italia è accompagnato a tutti i sistemi all'ambrosiana; vi sono squadre di suonatori soprattutto in Liguria e presso Bergamo, anche se questo metodo è patrimonio della Francia, dell'Olanda, del Belgio e anche dell'America, paesi tutti nei quali vi è maggior estensione dei concerti (che arrivano anche a sessanta e più voci). In questi paesi la tastiera è costituita da due manuali più pedaliera (come un vero e proprio organo). Il repertorio è vastissimo e molti maestri, esecutori e compositori si sono dilettati con questo strumento. Esiste un'universale serie di preludi, fughe, minuetti... per carillon scritti su pentagramma in chiave di basso e di violino, che come tutta la buona musica richiede solide basi di studio e solfeggio.

<BGSOUND SRC="musica/mus06.mid" loop="infinite">

[home] [significato dei valori] [diritti e doveri] [tecniche di suono] [il campanologo] [il coro di voci angeliche] [le campane itineranti]
[novitá] [elenchi ed indirizzi] [links]